Apple ha pubblicato l’aggiornamento dei prezzi per i dispositivi in vendita nel nostro Paese, da iPhone 5S ai Mac, per adeguarsi alla normativa sull’equo compenso per la copia privata che riguarda tutti i prodotti con sistemi di memorizzazione digitale: Dario Franceschini – il Ministro che ha fortemente sostenuto l’approvazione del decreto e ha firmato la legge – polemizza con Cupertino, su Twitter, sostenendo che la Mela faccia pagare di più soltanto ai consumatori italiani. È giusto colpa della riforma, il costo di iPhone 5S?



Come abbiamo già dimostrato parlando delle nuove tabelle introdotte per la SIAE i rincari hanno un impatto relativo sul costo dei device: iPad Air da 16Gb costa 2,56€ in più e iPhone 5S da 32Gb aumenta di 4,76€. Non proprio delle cifre esorbitanti, considerato il prezzo iniziale, ma il problema è un altro. Il consumatore italiano paga per qualcosa che potrebbe anche fare, però non è certo che faccia mai — ovvero, una copia privata dei contenuti multimediali protetti da copyright per i quali ha già pagato all’ente un’altra tassa.

Soprassedendo sui termini anacronistici utilizzati per il decreto, che considera anche i nastri magnetici, è la solita anomalia italiana: i cittadini pagano più tasse per avere meno servizi (o gli stessi, nella migliore delle ipotesi). Franceschini non considera quante altre accise incidono sul prezzo sfavorevole di iPhone 5S in Italia e che dovrebbero essere abolite, mentre Apple tutela giustamente i propri interessi. Nell’era dello streaming come Beats Music peraltro la copia privata non ha senso perché la musica è nel cloud.

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