La rivoluzione culturale di Tim Cook sembra non giovare per nulla ad Apple. L’avevo scritto qualche giorno fa che a Apple oggi mancano diverse cose, suggerendovi di vedere il video del lancio del Macintosh per capire la profonda differenza che c’è con il passato. Oggi la Reuters è tornata sul tema con un approfondimento a firma di Poornima Gupta e Peter Henderson, affondando il coltello nelle ferite ancora aperte create dallo scetticismo del cda di Apple verso Cook.

Come notano i colleghi di Reuters, Apple non ha ancora rilasciato alcun prodotto innovativo sotto la direzione di Cook. Peggio: Alcuni temono che i cambiamenti apportati da Cook abbiamo spento il fuoco – e forse la paura – che guidava i dipendenti di Apple a provare a raggiungere l’impossibile.

La principale differenza fra Cook e Jobs sarebbe nel fatto che il buon Steve passava in rassegna ogni nuova funzione dell’iPhone ogni due mesi, mentre Cook delega. Tutti oramai conosciamo i metodi sbrigativi di Steve Jobs: Questa è una st……a e Rifalla da capo così erano lo standard di un capo che non tollerava imperfezioni nel più piccolo dei dettagli. Cook invece ascolta. Impassibile, dondolando sulla sedia. Se non gli piace quello che presenti, ti liquida con un semplice non è abbastanza buono.

Il buonismo di Cook, paragonato al costante tentativo di Jobs di portare le persone a fare qualcosa che non pensavo si potesse fare, è uno dei motivi che starebbe spingendo i dipendenti di Apple alla fuga. Tim è buono: ti ascolta e non dice nulla. Se sbagli però ti sbatte fuori. Così il flop delle mappe è costato il posto a Scott Forstall, uno dei favoriti di Jobs.

In attesa di vedere l’iWatch o la nuova Apple TV, due prodotti di cui si parla oramai da un anno, diversi recruiter ed ex dipendenti di Apple affermano di essere inondati di cv di uomini e donne di Apple, in special modo di ingegneri che si occupano di hardware. Insomma, ce n’è abbastanza per preoccuparsi.

photo credit: igrec via photopin cc