Lo scontro fra Apple e Samsung è ripreso ieri per quello che potrebbe essere il processo definitivo. La posta in palio è raddoppiata rispetto all’ultima volta: ora si parla di due milioni di dollari di danni che l’azienda di Cupertino pretende dai coreani per aver copiato i propri brevetti.

Dal canto suo Samsung proverà a dimostrare l’inconsistenza delle tesi di Apple, pretendendo solo 7 milioni di dollari di danni. Una mossa che, secondo gli strateghi coreani, dovrebbe dimostrare ai giudici quanto esagera sia la pretesa di Apple.

A differenza del primo processo, questa volta l’accusa di Apple non riguarda più il design dei propri prodotti, ma solo le soluzioni software che questi includono. Vale a dire i brevetti. Nonostante questo, nella partita si discuterà anche della distribuzione di iPhone 5 e Samsung Galaxy S3. Al centro del processo ci sono questa volta solo 5 brevetti.

I brevetti in discussione sono tutti strettamente legati ad Android. Ecco perché Google sarà spettatore molto più attento del solito.

Per Apple è già sceso in campo Phil Shiller, secondo il quale le continue copie da parte di Samsung metterebbero in discussione nell’opinione pubblica la capacità di Apple di innovare. Samsung chiamerà in causa il papà di Android Andy Rubin e il vice presidente della divisione sviluppo di Android Hiroshi Lockheime.

Ai brevetti presentati da Samsung Apple si oppone sostenendo che non sono stati sviluppati all’interno dell’azienda, ma che sono stati acquistati da terze parti. Ergo, la tesi dei legali di Apple, Samsung non è un’azienda che innova, ma un copione.

Samsung cercherà invece di mostrare l’invalidità dei brevetti di Apple, sostenendo che simili funzioni erano state sviluppate da altri prima che Cupertino presentasse l’iPhone.