Tim Cook è una sorta di Re Mida al contrario, per Apple: dalla presentazione di iPad Mini a oggi, infatti, ogni volta che ha rilasciato delle dichiarazioni il titolo è crollato. Lo sottolinea Jason Gilbert su The Huffington Post, mentre la quotazione in borsa dell’azienda tocca un altro minimo storico a Wall Street. Sostituire Steve Jobs alla guida di Apple non è stato sufficiente a ottenere la fiducia degli investitori. È un ruolo nel quale chiunque sarebbe destinato a fallire. La reazione dei mercati, però, è davvero curiosa.

Specifico subito che il record negativo è ridicolo, paragonato al valore delle azioni nel 2011. Il titolo è comunque scambiato a $430 ovvero oltre quattrocento dollari più delle azioni di Facebook, per intenderci. Quello che vorrei sottolineare è diverso: se Cook parla, i mercati lo penalizzano. È l’opposto di Google perché, quando Larry Page non ha potuto parlare per una laringite, in borsa è scaturita la stessa reazione. Inizio a pensare che siano soltanto dei pregiudizi, del tutto indifferenti ai contenuti delle dichiarazioni.

L’ultimo intervento di Cook riguardava il prototipo di iWatch, un prodotto finalmente innovativo (a prescindere dall’effettiva utilità, su cui avrei qualche obiezione). Dopo iPod, iPhone e iPad una nuova “big thing” che riporta Apple a proporre qualcosa che non sia un aggiornamento dei dispositivi esistenti. Se la borsa premiasse il merito, le azioni salirebbero: qualunque dichiarazione avrebbe provocato una discesa, secondo me. Segnale che i mercati hanno un’importanza molto relativa quanto alla reale efficienza delle imprese.

Apple è un’azienda solida e pure a Wall Street il valore delle azioni corrisponde grossomodo a ciò che io guadagno in un mese. Eppure, gli analisti finanziari gridano allo scandalo… e imputano a Cook ogni responsabilità del fallimento. Mi chiedo quale sia il fallimento, considerando che nel mondo è stato venduto un iPhone ogni sei persone (oltre un miliardo di device) e l’azienda dà lavoro a settantaduemila individui. La stessa domanda se l’è posta Dell che, infatti, vorrebbe tornare privata anche grazie all’aiuto di Microsoft.

L’accanimento della finanza nei confronti di Cook non è nuovo. Già in occasione dei consuntivi del 2012 era stata diffusa la notizia che avesse avuto uno stipendio ridotto: come abbiamo visto, così non è avvenuto. Il CEO di Apple è una persona competente, ha delle buone intuizioni e vorrebbe dare continuità a un’azienda che per anni ha vissuto di mode. Jobs, a costo d’inimicarmi i fanboy, era soltanto un ottimo venditore. Sarebbe stato capace di rendere accattivante qualunque prodotto mediocre, mentre Cook non può permetterselo.

Wall Street, però, sopravvive a “wow” come evidenziato da Patrick Pichette di Google: Cook non è cool perciò fa scendere le azioni anche quando presenta dei prodotti convincenti. Non a caso, il recente passaggio di Guy Kawasaki ha convinto tutti che Motorola sia la nuova Apple. Kawasaki è un pubblicitario, non un ingegnere, e per quanto mi riguarda quella società produce dei pessimi dispositivi. Non basterebbe renderli più belli per convincermi a comprarli. In questa fase, ignorare i pregiudizi della borsa sarebbe più salutare.

Photo Credit: Valery Marchive via Photo Pin (CC)