Tom Warren riportava ieri su The Verge un’iniziativa che Microsoft ha lanciato all’inizio del mese, valida fino al 30 giugno: i primi 10.000 sviluppatori che invieranno applicazioni a Windows Store per Windows 8 o Windows Phone 8 riceveranno da $100 a $2.000 di ricompensa. Proposta che Charlie Kindel, ex responsabile del sistema operativo mobile, definisce una cattiva idea. Io, invece, penso che Microsoft stia sperimentando un modello vincente. Ottenere quel denaro non è semplice, perché i programmatori devono impegnarsi molto.

Non possono essere premiate le app che clonano quelle già disponibili e non è affatto sufficiente adattare un sito web all’integrazione su Windows 8 e Windows Phone 8. Oltre a rispettare i termini di Windows Store, gli sviluppatori devono proporre qualcosa d’innovativo: sebbene dieci applicazioni possano fruttare $2000 (il doppio del prodotto matematico di $100 ad app) le regole sono ferree. Non penso proprio, al contrario di Warren, che questa iniziativa assecondi la produzione in quantità a dispetto della qualità del software.

Inoltre, bisogna considerare che Microsoft è stata molto furba: accreditato il denaro, nel giro di tre mesi gli sviluppatori saranno chiamati a pagare i servizi avuti in prova gratuita su Windows Azure. La piattaforma per il cloud computing propone delle caratteristiche eccellenti ed è adatta a ospitare appliance già conosciute dai programmatori in ambiente Linux o *BSD come aveva dimostrato Gianugo Rabellino. Questo livello di qualità si paga caro e l’incentivo offerto potrebbe tornare nelle casse di Microsoft in pochi giorni.

Insomma, la multinazionale non regala proprio nulla ai programmatori: se non foste degli studenti dovreste pagare anche la quota annuale d’iscrizione a Windows Store che costa all’incirca quanto ricevuto per la singola applicazione inviata durante il concorso. Questa cifra, sommata al consumo di Windows Azure, fa guadagnare a Microsoft dal doppio a dieci volte l’incentivo erogato ai programmatori. Non c’è pericolo che siano inviate app di scarsa qualità perché non sarebbero retribuite e costerebbero più del guadagno assicurato.

Nonostante lo scarso guadagno effettivo, però, sono convinto che Microsoft stia esplorando una modalità accattivante: mi sono sempre domandato perché gli sviluppatori debbano pagare, per accedere ai negozi virtuali, anche qualora distribuiscano app completamente gratuite. Equivarrebbe, secondo me, a pagare il proprio datore di lavoro per essere autorizzati a lavorare senza stipendio. Considerando che le applicazioni fanno la differenza fra i sistemi operativi, dovrebbero essere le aziende come Microsoft a pagare i programmatori.

Apple giustifica le sottoscrizioni con l’ampia diffusione delle app su iOS, Google permette d’inserire la pubblicità su quelle gratuite… e Microsoft assicura una serie di servizi ai programmatori. Beh, ma tutte queste aziende trattengono una quota sugli acquisti delle applicazioni a pagamento e, nel caso di Android, pure dai banner pubblicitari. Perché, da sviluppatore, dovrei pagare il mio accesso? Mozilla ha dimostrato con Firefox OS che la spesa non è necessaria. Magari, Microsoft vuole sondare il terreno per un cambiamento.

Photo Credit: Ronaldo Maciel via Photo Pin (CC)