Compilando la lista delle risorse indispensabili agli startupper, s’è rafforzata la mia idea che app e siti web siano diventati la stessa cosa. È vero, per deformazione professionale ho elencato tre soluzioni su cinque che sono più utili al design e ho volutamente escluso la questione del database. Quest’ultimo è necessario a prescindere dall’impiego in applicazioni o siti e le differenze sono sempre più sottili. Progettare un design responsivo è fondamentale per entrambi: nella maggioranza dei casi le funzionalità equivalgono.

Facciamo un passo indietro. Cos’è un’applicazione? Il termine è spesso utilizzato a sproposito e inflazionato, ma sostanzialmente una app è un programma per computer inserito nel contesto mobile. Se non ho parlato di C#, Java od Objective-C consigliando il software essenziale alle startup è perché sono convinto che HTML, CSS e JavaScript li sostituiranno: neanche a farlo apposta, sono gli stessi linguaggi necessari per creare un sito. La convergenza con le applicazioni non è limitata al codice sorgente. Non è affatto una novità.

Cosa fa un’applicazione? Nella maggioranza dei casi, permette di condividere testi, immagini o filmati… che potrebbero tranquillamente essere caricati da un modulo integrato sul sito dello stesso servizio. Pensate a Facebook, GMail o Dropbox: nulla di quanto propongono le rispettive app è impossibile dall’interfaccia web. Utilizzare dei comandi vocali, registrare voce o video e scattare fotografie è possibile tanto dalle applicazioni, quanto dai siti. Il discorso diventa molto diverso quando si tratta dei videogiochi complessi.

Angry Birds, Ruzzle, ecc. possono essere tradotti in HTML, CSS e JavaScript. Convertire Halo, Unreal Tournament o Doom IV sarebbe più difficile. Mozilla è riuscita nell’intento su Banana Bread, un esperimento che dimostra come il web possa sostituire addirittura gli engine dei giochi… ma non voglio spingermi a tanto. Circa, Evernote e Penultimate potrebbero avere un sito identico alle applicazioni per Android, iOS o Windows Phone. La differenza è una questione di brand: Apple ha reso molto popolare un termine pressoché inutile.

Gli sviluppatori continuano a realizzare applicazioni “native” dimostrando una particolare attenzione verso iOS per un motivo semplicissimo. Avete mai notato che Angry Birds su iPad, iPhone o iPod Touch è a pagamento e su Android è gratis (si paga soltanto per eliminare la pubblicità)? Non voglio insultare gli utenti di Apple, ma se siete disposti a pagare uno sproposito per il device comprerete pure delle app che su Android sono gratis. L’ha capito anche Google. Tuttavia, è un retaggio del passato destinato a scomparire presto.

Accedere a un sito e utilizzarlo come fosse un’applicazione è il metodo migliore per ridurre i passaggi necessari all’utente. Non scaricherei mai una app per ogni portale d’informazione che leggo, però non lo leggerei mai da tablet o smartphone senza un design ad hoc. Abbattere questa barriera è la sfida del prossimo futuro: il software sarà sempre gratuito e continuerà a proporre della pubblicità, mentre si pagheranno i contenuti e soprattutto i servizi. Al giorno d’oggi, guadagni di più vendendo giochi per iPhone. Non durerà.

Photo Credit: Cristiano Betta via Photo Pin (CC)