Il web non ha mai sopportato di essere imbrigliato né per la fruizione di alcuni servizi né per lo sviluppo degli stessi, quindi non colpisce l’allarme lanciato dall’Università di Milano riguardo la sussistenza, anche su mobile, delle applicazioni “chiuse” come quelle volute dalla Apple. 

Lo smartphone sta diventando lo strumento principale per la navigazione online dei cittadini che però non amano troppo sentirsi imbrigliati nelle regole stabilite da altri, fosse anche il creatore del dispositivo mobile.

Lo dicono gli esperti dell’Osservatorio del Politecnico di Milano che già l’anno scorso si erano scagliati contro il modo un po’ autoritario d’intendere le applicazioni imposto dalla Apple. Le app della Mela Morsicata, considerate troppo “chiuse” dovranno lasciare posto alle app che si basano sullo standard HTML5.

Basta dare un’occhiata ai dati presentati a Milano qualche giorno fa in cui si spiega che gli affari che riguardano l’internet mobile ormai viaggiano sugli 800 milioni di euro, in aumento del 52% rispetto all’anno precedente. E nel 2012 grosso modo si replicherà il successo del 2011.

Sicuramente la diffusione delle app è legata anche all’estrema diffusione delle tariffe flat per il traffico voce e dati. Queste tipologie di abbonamento, infatti, hanno subito un rialzo dell’88 per cento. Crescono inoltre i contenuti a pagamento che possono contare su traffici di 530 milioni di euro (+4% rispetto alla rilevazione precedente).