Gli hacker attivisti italiani inseriti nella rete di Anonymous, prima dell’estate, si sono introdotti nei database dell’Ilva, al centro dello scandalo e ne hanno violato i dati. Una giornalista di Wired che segue da anni la rete di Anonymous, ha raccontato l’episodio. 

La situazione che c’era prima dell’estate era quella di un’acciaieria, la più importante d’Italia e d’Europa, costretta a fare i conti con lo stop della produzione. In bilico c’è la salute di tantissime persone che abitano nella zona di Taranto ma c’è anche in ballo il posto di lavoro di 11 mila dipendenti dell’Ilva.

La discussione s’infiamma tra i sostenitori dei benefici economici apportati dall’Ilva al territorio tarantino e all’economia italiane e gli ecologisti, interessati soprattutto ai danni ambientali e alla salute che l’acciaieria ha determinato.

L’8 agosto, dunque, gli attivisti italiani della rete Anonymous s’intrufolano nel sito dell’Ilva e ne cambiano l’home page: inseriscono la foto di una città inquinata e un messaggio molto forte:

Operai, cittadini siamo con voi.

Con tanto di comunicato in cui si spiega che nessuno può chiedere di sacrificare la salute per la produzione. Poi c’è un’intromissione dei database di IlvaTaranto.com e IlvaGroup.com e la pubblicazione di tanti documenti tra cui anche delle tabelle in cui l’Ilva aveva “taroccato” i limiti massimi di furfurano per mascherare il superamento dei limiti previsti dalla legge.