Stephen Elop, Amministratore Delegato per Nokia, è convinto che Google sarà costretta a “chiudere” l’ecosistema di Android: la frammentazione del sistema operativo sarebbe irrisolvibile, altrimenti, perché la distribuzione open source permette a chiunque d’effettuare le proprie modifiche al progetto. Una tesi bizzarra, considerando che proprio la disponibilità di Android Open Source Project (AOSP) permette agli utenti d’installare una versione più aggiornata sul proprio dispositivo, qualora il produttore non fornisse un update.

Tuttavia, la previsione di Elop potrebbe essere corretta. Google presenterà il nuovo smartphone a maggio e molti sono convinti che non avrà le caratteristiche dei precedenti Nexus, ma sarà prodotto da Motorola che è parte della stessa multinazionale: un progetto simile a quello di Apple che produce i device da sé avvalendosi di produttori come Samsung o Sony sui singoli componenti. Oggi, chi volesse avere l’ultima versione di Android dovrebbe comunque optare per un Nexus e il problema italiano col dispositivo di LG è fastidioso.

La causa della frammentazione è un’altra, però Google potrebbe limitare la distribuzione open source di Android per invogliare i consumatori ad acquistare il proprio smartphone. Se non dipendesse dai diversi produttori, gli utenti potrebbero aggiornare molti più dispositivi all’ultima versione: poiché la procedura è abbastanza complessa, soltanto Google avrebbe la possibilità di fornire degli aggiornamenti puntuali dal market. È il classico «cane che si morde la coda» perché senza un supporto dei produttori sarebbe impossibile.

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