Google ha trovato un interessante metodo per gestire gli aggiornamenti di Android: se infatti il sistema operativo viene rinnovato attraverso la normale procedura di aggiornamento come accadeva un tempo, Google ha pensato bene di introdurre durante l’ultimo Google I/O un meccanismo che si comporta da layer tra l’OS e molti servizi di sistema. Google Play Services, introdotto dalla società ormai da un pezzo, si occupa proprio di questo: fornire API agli sviluppatori gestibili direttamente da Google e non hardcoded nel sistema operativo.

Silvio Gulizia ha già espresso le proprie perplessità, ma in realtà questa metodologia funziona. Basta non abusarne. Se infatti prima gli sviluppatori (assieme a Google) avevano bisogno che i vendor aggiornassero i loro device, adesso grazie a Google Play Services e a tutta un’altra serie di APK separati, Android può prendersi solamente carico del funzionamento basilare del telefono (feature, RIL, telefonia), mentre Google Play può occuparsi di offrire continuamente nuove API agli sviluppatori, e aggiornare quelle già presenti senza appesantire il carico di lavoro dei produttori hardware.

In questo modo quindi Google ha svincolato di fatto le proprie API di servizio dal ciclo di rilascio dei produttori hardware che spesso lascia a desiderare; allo stesso modo questo fa comodo ai vari HTC, Samsung, Sony che possono tranquillamente continuare a fare delle vere porcate epiche come rilasciare nel tardo 2013 device ancora con Android 4.2 o, peggio, con Android 4.1.

Tuttavia, all’utente medio non importa molto degli aggiornamenti, e Google a sua volta sta rendendo sempre più granulare il rilascio di feature attraverso Play e servizi associati, lasciando alle nuove release del sistema operativo Android solo i compiti più noiosi.

La cosa interessante sarà vedere come reagiranno gli sviluppatori quando dei produttori cominceranno a ribellarsi a questo: Samsung ha cominciato a tagliare fuori Google, e presumibilmente sul Galaxy Gear non ci sarà alcuna API relativa a Play. Il prezzo da pagare per il mantenimento della piattaforma open?

Photo credits: Mike Lau via photopin cc