Shyam Gollakota, un professore della University of Washington, ha mostrato i risultati di una ricerca – condotta coi suoi studenti – orientata a sfruttare le onde radio già presenti nell’ambiente, per sostituire le più comuni batterie o comunque l’energia elettrica. Ambient Backscatter è un dispositivo che può comunicare in wireless con altri device senza un’alimentazione attiva. Utilizzando le radiofrequenze, è in grado d’inviare e ricevere informazioni: rappresenta un progresso importante per il futuro del wearable computing.

Il progetto ha provocato delle critiche sulla novità della ricerca: effettivamente, simili dispositivi esistono da oltre settant’anni. I primi esperimenti di Radio-frequency IDentification (RFID) risalgono addirittura al 1945, tra la fine del secondo conflitto mondiale e l’inizio della Guerra Fredda. Uno dei motivi per cui non sono stati impiegati su larga scala è perché giustificare la presenza delle onde radio avrebbe potuto spaventare i consumatori — preoccupati per la propria salute. Ambient Backscatter è davvero innovativo?

Secondo me, è inutile dibattere sul concetto d’innovazione: non importa affatto che sia una nuova scoperta o soltanto una recente applicazione. Sostengo da anni che la RFID debba essere potenziata e – se Ambient Backscatter ne aiuterà l’adozione – sarò soddisfatto. La domotica potrebbe presentare dei rischi per la privacy, ma non devono essere gli ingegneri a preoccuparsi degli abusi. Esiste la magistratura, a quello scopo. Sfruttare le onde radio come forma d’alimentazione è geniale, a prescindere da chi l’abbia pensato prima.