Nel corso dell’ultima settimana ha avuto ampia visibilità nel gruppo degli Indigeni Digitali un post condiviso da Antonio Santo, relativo a un servizio di Report nel quale si evidenzia che aziende come Amazon implementano regolarmente su una serie di procedure nelle loro attività di e-commerce che consentono di eludere l’imposizione fiscale di alcuni Paesi europei, compresa l’Italia.

In particolare, Nicola Mattina evidenzia come la sede legale di Amazon sia localizzata in Lussemburgo, dove le imprese pagano solo il 4% di tasse. I consumatori italiani che acquistano su Amazon si rivolgono di fatto, dal punto vista fiscale, a una società con sede in Lussemburo (Amazon stessa). Essa, tuttavia, per espletare gli ordini attiva i suoi canali di distribuzione presenti anche negli altri paesi europei. Di conseguenza, evidenzia sempre Nicola Mattina, le tasse sui profitti dell’azienda dovrebbero essere pagati in ciascun paese, poiché il processo di produzione del servizio viene fisicamente espletato sul territorio di più Paesi.

Davide Costantini, Luca Perugini e Gianluca Varisco evidenziano come la pratica del Double Irish Arrangement sia piuttosto diffusa tra le aziende con grandi volumi di affari che operano in particolare nel settore delle tecnologie digitali e consenta di acquisire notevoli vantaggi dal punto di vista fiscale.

Antonio Leonforte sottolinea come gli “stratagemmi fiscali” di Amazon favoriscono la disponibilità di prodotti a prezzi molto concorrenziali. Nel gruppo degli Indigeni Digitali emerge tuttavia la consapevolezza che queste operazioni di ingegneria fiscale rendono moralmente irrisori i sacrifici di tanti comuni individui e aziende che in Italia fanno il loro dovere pagando regolarmente le tasse.

Il rapporto, a volte conflittuale, tra grandi players dell’economia digitale e la legislazione fiscale è un argomento di grande attualità e in questi giorni coinvolge anche Google (che la magistratura accusa di abbattere l’imponibile in maniera non ortodossa, nda), come ricorda Luca Perugini.

Alfiero Santarelli evidenzia che in Europa, a fronte di un sistema che garantisce il libero scambio delle merci nell’ambito della moneta unica, non è ancora completo il processo di armonizzazione dei sistemi fiscali tra i diversi paesi membri dell’Unione. Si tratta di una criticità che, come suggerisce Raffaele Barberio, potrà essere affrontata con le nuove norme UE contro l’evasione fiscale, in vigore da gennaio prossimo.

Topic della settimana:

Quando il wi-fi è roba da startupper  

(Michele Adduci)

Combattere il traffico attraverso gli Open Data

(Davide Agazzi)

Il Decreto Sviluppo è legge

(Raimondo Bruschi)

Il successo di alcuni progetti in crowdfunding

(Claudio Bedino)

Post precedenti:

Internet e cristianesimo. Di che parlano gli Indigeni #1

Rilanciare il paese con le startup. Di che parlano gli Indigeni #2

Il borgo delle startup. Criticità e proposte. Di che parlano gli Indigeni #3

Analisi semantica delle conversazioni online. Di che parlano gli Indigeni #4

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