L’annuncio di Amazon Prime Air ha inevitabilmente attratto l’attenzione dei corrieri, decisi a mantenere il proprio ruolo nella società e a difendere il proprio modello di business. Fra questi, sembra che UPS sia la prima ad avere effettuato delle ricerche sull’impiego dei droni: il programma non ha raggiunto la stessa maturità di quello sostenuto da Jeff Bezos, ma è scontato che anche altre imprese investiranno in ricerca e sviluppo sui mini-elicotteri telecomandati. Al momento, il problema è che i droni non potrebbero volare.

Amazon ha sottoposto una richiesta alla FAA (Federal Aviation Administration) statunitense che entro il 2015 dovrà valutare la fattibilità del progetto ed eventualmente autorizzare l’utilizzo dei droni per le consegne, un’autorizzazione tutt’altro che scontata. Scemato l’entusiasmo iniziale, è subentrato il realismo: è credibile che dei robot telecomandati “invadano” il cielo nei centri abitati? Introdotto uno standard, qualunque azienda s’occupi di spedizioni potrebbe inviare i propri sopra alle teste dei malcapitati cittadini.

Le problematiche da affrontare sono diverse. Oltre all’occupazione dello spazio aereo, c’è il problema della privacy: come tutelare il consumatore? Amazon non è un’azienda di spedizioni e secondo Doug Aamoth del TIME i corrieri potrebbero denunciarla per concorrenza sleale. Se ciò non bastasse, in città – dove i palazzi raggiungono delle altezze molto elevate – le consegne coi droni sarebbero più difficili. Infine, qualora avessero un malfunzionamento, potrebbero cadere e provocare incidenti o infortuni. Non è affatto semplice.

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