Amazon Dash è un telecomando per fare la spesa su AmazonFresh che la società ha lanciato in via sperimentale negli Stati Uniti. In pratica, passando il sensore sul codice a barre delle confezioni dei cibi in esaurimento nella dispensa, una app invia l’informazione al servizio che permette d’acquistare lo stesso prodotto su internet e riceverlo a casa propria. La tecnologia in sé non è affatto male, ma la stessa idea l’hanno avuta tempo fa gli Italiani di Cortilia — una startup per la decrescita felice, che spedisce delle ceste.

Come Socio Giovane di Slow Food, inorridisco all’idea che le famiglie riducano la spesa a cinque minuti di scansione delle etichette su Amazon: Cortilia propone cibi di qualità e, soprattutto, dei prodotti di stagione che arrivano direttamente dagli agricoltori italiani. Le cassette spedite contengono frutta, verdura, carni, formaggi o insaccati del territorio e non dei surgelati precotti. La qualità della vita dipende molto da come si mangia e Dash a me non sembra una soluzione granché salutare benché ne apprezzi la tecnologia.

Il problema, secondo me, è culturale: Amazon Dash non è il demonio… ma – per com’è stato concepito – supporta un’idea sbagliata dell’alimentazione. Per tutti noi il tempo a disposizione non è mai abbastanza, però fare la spesa è una di quelle attività che possono cambiarti la vita. Scegliere correttamente gli alimenti da cucinare è fondamentale per essere in forma e restare in salute. Sarà possibile coniugare AmazonFresh a questo concetto, magari ricevendo i prodotti con Prime Air? Sì, a patto di rispettare determinati criteri.