La European Space Agency (ESA) – ovvero, l’agenzia spaziale europea – ha presentato un nuovo progetto dedicato alla stampa tridimensionale: AMAZE, in mostra allo Scienze Museum di Londra, ambisce a ridurre i costi di produzione e ad avere dei metalli più resistenti. Lo studio coinvolge tutti i ventotto paesi membri dell’Unione Europea che contribuiscono all’agenzia, inclusa l’Italia. Il progresso dell’ingegneria aerospaziale ha sicuramente un impatto molto positivo sulla produzione industriale degli stessi componenti metallici.

Non è una coincidenza che a dirigere il Technical & Quality Management (TEQ) dell’ESA sia proprio un Italiano, Franco Ongaro, un ingegnere laureato al Politecnico di Milano: le piccole e medie imprese italiane guardano con estremo interesse alla stampa 3D, organizzando eventi per portare l’artigianato sul web. AMAZE è un acronimo che significa Additive Manufacturing Aiming Towards Zero Waste & Efficient Production of High-Tech Metal Products e l’Italia è fra i primi paesi europei a integrarlo nel processo produttivo industriale.

L’obiettivo di AMAZE è portare la stampa tridimensionale dei metalli allo stesso livello di quella della plastica, finora più accessibile. Sempre in Italia, recentemente alla Maker Faire di Roma era stata annunciata Sharebot NG — che permette la lavorazione delle materie plastiche, non del metallo. L’agenzia spaziale europea, invece, intende agevolare il 3D printing dei componenti metallici d’automobili o satelliti: col nuovo metodo di stampa il tungsteno può essere “mescolato” per produrre degli oggetti a 3.000°C, ad esempio.