No, Photoshop non è diventato open source: il Computer History Museum di Mountain View, autorizzato da Adobe, ha semplicemente pubblicato i sorgenti della versione 1.0 per Mac OS X uscita nel 1990. Un programma da museo, quindi, inutilizzabile se non compilato con un computer dell’epoca. Sono passati ventitré anni dal rilascio di Photoshop 1.0, realizzato da Thomas Knoll in Pascal e assembly per Motorola 68000. Il fratello John Knoll è subentrato a Thomas sui plugin per processare le immagini soltanto dalla versione successiva.

Perché rilasciare i sorgenti della versione 1.0, oggi? È una pubblicazione didattica che può essere utile a capire com’è stato concepito Adobe Photoshop: il codice non include le librerie per MacApp che sono tuttora coperte dai brevetti di Apple. Sono 179 file che contengono 128.000 stringhe non commentate e ineseguibili. Potreste giusto dare loro un’occhiata oppure leggerle come fosse un libro a patto di conoscere i rudimenti della programmazione. Senza le librerie proprietarie, dubito che potrebbero essere davvero ricompilate.

Grady Booch, un ingegnere di IBM, ha analizzato il codice paragonandolo alla scoperta del sarcofago di Tutankhamon. Nella circostanza, io avrei preferito associarlo alla Stele di Rosetta: consultare i sorgenti di Photoshop 1.0 significa riscoprire una programmazione che in vent’anni non è cambiata radicalmente, al pari del linguaggio umano. Potrebbe rivelarsi un’esperienza interessante se siete dei programmatori, ma è del tutto inutile a chi non avesse mai utilizzato il Pascal o un assembly. Un pezzo di storia dell’informatica.