AdBlock Plus, una fra le soluzioni più popolari per bloccare la pubblicità sgradita sul web, adotta una politica molto discutibile sulla selezione delle inserzioni che possono bypassare i propri filtri: le aziende che pagano gli sviluppatori, infatti, sono messe in whitelist. Praticamente, se una concessionaria paga AdBlock Plus, i banner compaiono sul browser degli utenti che hanno installato l’estensione o la recente app per Android. La giustificazione ufficiale della piattaforma ha abbastanza senso, ma fino a un certo punto.

Il significato di AdBlock Plus non sarebbe quello d’annullare i proventi della pubblicità, bensì di tutelare la privacy degli utenti. Molte inserzioni effettuano una profilazione invasiva del consumatore: utilizzando AdBlock Plus, ogni tracciamento è bloccato. Piccoli siti e blog possono chiedere gratuitamente d’essere inseriti in whitelist, però le grandi concessionarie devono pagare — perché il mantenimento della lista è oneroso. Già, ma che garanzie dà un servizio del genere? Persino Google pagherebbe per “sbloccare” AdSense.

La risposta ufficiale non è stupida. Le concessionarie – oltre a pagare gli sviluppatori – devono essere inserite negli Acceptable Ads: una lista di pubblicitari “virtuosi”, che rispettano la privacy degli utenti. È un compromesso accettabile, però non riesce a convincermi del tutto. Acceptable Ads non è un’organizzazione gestita da terzi, ma una whitelist compilata direttamente da AdBlock Plus. Ho il sospetto che i criteri di selezione dei banner derivino più dalla cifra pagata, che non dall’effettiva qualità delle inserzioni.