Sono arrabbiato. Arrabbiato e triste. Può darsi che abbiate già saputo della morte di Aaron Swartz, suicida venerdì scorso ad appena 26 anni. Un anno meno del sottoscritto. Sono triste perché un uomo dovrebbe morire nel sonno, in armonia con se stesso e col mondo, in età avanzata… e sono arrabbiato. Perché qualcuno ha voluto, sperato o comunque fatto qualsiasi cosa affinché accadesse. Aaron, che eccezionalmente chiamerò per nome, non era l’hacker descritto dai giornali. Era un giovane che osava impegnarsi per un mondo migliore.

Aaron non s’accontentava d’essere un bravo programmatore. Nel 2000, a quattordici anni, ha contribuito alla creazione di Really Simple Syndication (RSS): il formato che utilizziamo quotidianamente con FeedBurner o Google Reader. Nel 2002 ha collaborato alla fondazione di Creative Commons e nel 2003 ha sostenuto la “crescita” di Wikipedia, che aveva realizzato un progetto simile a quello che lui stesso concepì con qualche anno d’anticipo. Nel 2006 ha fondato Reddit (nel link cos’è e come funziona), nel 2007 ha creato Open Library. Sono i motivi per ringraziarlo.

Credeva nella libertà d’informazione, nel libero accesso alla cultura, nella tecnologia come mezzo di divulgazione per le masse. Non s’è arricchito copiando le idee altrui o distruggendo la privacy: ha costruito, lavorando anche al fianco di Tim Berners-Lee, delle tecnologie che oggi utilizziamo quanto il telefono o gli SMS. E nessuno l’ha mai citato. Avevate già sentito parlare di Aaron, prima d’ora? Io, no. Lo “conoscevo” nominalmente perché opero in questo settore da anni, ma fino a ieri è stato soltanto un ragazzo-prodigio.

Gli Stati Uniti l’hanno ringraziato arrestandolo e minacciandolo d’essere condannato a trent’anni di reclusione per aver legittimamente scaricato un archivio di documenti del MIT da JSTOR. In pratica, Aaron ha scritto un programma in Python che ha reso più veloce il download dell’intero corpus letterario accessibile: un’operazione normalissima per un programmatore informatico. Il presunto reato, perché Aaron non ha mai subito alcuna condanna, sarebbe stato appena quello di leggere più della media dei suoi compagni d’università.

La famiglia, distrutta dal suicidio di Aaron, ha accusato pubblicamente la magistratura e il MIT della sua morte. Non voglio neppure entrare in questa polemica perché non sarebbe rispettoso nei suoi confronti. Ieri, su Twitter è imperversata la hashtag #AaronSwartz: mi chiedo dove fossero e dove fossi io stesso quando la giustizia statunitense l’arrestava come un criminale comune. Se dobbiamo proprio trovare un colpevole, Aaron è stato ucciso da quell’ignoranza che cercava di combattere. Per esempio, schierandosi contro il SOPA.

Non sono un ipocrita: non ho versato una lacrima per Aaron e probabilmente lo dimenticherò col passare del tempo. Tuttavia, il suicidio è qualcosa che mi colpisce da vicino perché conosco bene i meccanismi che portano a un gesto del genere. A differenza di Aaron, ho avuto accanto delle persone che sono riuscite a impedirmelo o comunque ho attinto alle risorse emotive adatte a evitarlo. Non sono un insensibile, ma non credo neanche al pathos esasperato degli amici dell’ultima ora. Era soltanto un ragazzo migliore di tanti altri.

Photo Credit: Sage Ross via (Photo Pin CC)