Google ha ricevuto numerose richieste di cancellazione dei link, da quando l’Europa gli ha imposto la garanzia del diritto all’oblio: la maggioranza delle domande è arrivata da Francia, Germania, Regno Unito – dove i giornalisti hanno lamentato una censura dell’informazione – Spagna e Italia. Sono 6.000 i moduli inviati dal nostro Paese con una media di 3,8 indirizzi cadauno, che portano a 23.321 il totale dei link da rimuovere. La cifra complessiva per il continente europeo è di 267.550 risultati, alcuni dei quali già rimossi.

Tutto sommato, per quanto le richieste siano nell’ordine delle decine di migliaia, l’iniziativa promossa da Google Search [vedi gallery] non ha riscosso il successo auspicato dalla Corte Europea. Se nel primo giorno della disponibilità del modulo per la rimozione sono arrivate 12.000 domande, la media s’è subito fermata alle mille quotidiane: le singole rimozioni da moltiplicare per il numero di link da cancellare sono in totale 70.000. La cifra è trascurabile, considerato il numero d’indirizzi indicizzati dal motore di ricerca.

È opportuno sottolineare, a prescindere dalle statistiche, che definire la cancellazione dei link da Google una tutela del diritto all’oblio sia improprio. Sebbene gli indirizzi scompaiano dai risultati del motore di ricerca e dalle app, i contenuti continuano a essere online: equivale a rimuovere un numero di telefono dagli elenchi pubblici e pretendere d’essere irrintracciabili. Non è quanto avrebbe voluto Eric Schmidt, sostenitore del diritto a rifarsi un’identità online. Significa soltanto rendere le ricerche più difficili.

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