Chris Poole, il fondatore di 4chan, odia scrivere… ma lo fa spesso e ciò che scrive è sempre molto interessante: questa volta ha commentato un articolo di Sam Altman (collaboratore di Y Combinator) che sostiene l’imminente declino dei social network dove puoi restare anonimo. È chiaro che Poole non sia d’accordo con lui e, al contrario, ritenga essenziale tutelare l’anonimato degli utenti per stimolare delle discussioni interessanti e sviluppare una massa critica. Non a caso, Anonymous e #occupy sono dei fenomeni nati su 4chan.

La mia opinione è diversa. Io – se tu commentassi come anonimo un mio articolo – non leggerei il tuo commento e non ti risponderei: sono abituato a prendere sempre la responsabilità delle mie azioni e non credo che un’idea sia valida a prescindere da chi l’abbia avuta. Ciò premesso, penso anche che esistano degli ambiti in cui non sia importante avere un nome e un cognome. Se aiuti una persona anziana con la spesa, soccorri qualcuno che avuto un incidente o fai soltanto il tuo dovere di cittadino non devi per forza rivendicarlo.

Si chiama educazione civica ed è quella che manca ai nostri politici. Il tuo contributo determina un progresso o un regresso della società, unito a quello degli altri: non importa come ti chiami. Sul web, però, il completo anonimato è impossibile (e non è neppure sbagliato). Buffo, vero? Siamo passati da un’epoca in cui tutti volevano quindici minuti di celebrità a un momento storico nel quale vorresti nascondere i tuoi dati. Sono ambiti differenti, ma lo trovo paradossale. Perché so che anche tu vorresti essere ricco e famoso.

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