Come ogni altra tecnologia, la stampa 3D ha suscitato delle domande – alle quali alcuni ricercatori statunitensi e francesi hanno tentato di rispondere: c’è un rischio per la salute? Apparentemente, sì. Le particelle ultra-sottili emesse dalle stampanti tridimensionali possono essere dannose, soprattutto perché i produttori non forniscono un’adeguata ventilazione delle macchine… o dei filtri che impediscano di respirare gli scarti della produzione. È una conclusione piuttosto “banale”, ma io non penso che possa essere ignorata.

Gli studiosi non hanno identificato un modello di stampante in particolare: non esisterebbe alcuna differenza fra i dispositivi venduti da Amazon e gli altri. Non è la stampa 3D in sé a costituire un rischio per la salute dell’uomo, bensì gli scarti. Tenere questi device sulla scrivania equivale, grossomodo, a un aerosol di micro-particelle plastiche — come lavorando in una fabbrica che non avesse messo a norma i propri impianti. Le istituzioni non hanno ancora legiferato sui controlli di sicurezza da effettuare sul 3D printing.

Non dobbiamo “demonizzare” la stampa tridimensionale, tanto popolare da raggiungere iOS con un’applicazione dedicata di eBay. Piuttosto, sarebbe opportuno installare le stampanti in un garage – anziché nei locali abitabili – e indossare una mascherina, durante il funzionamento: dubito che qualcuno, se non per una reazione allergica, possa contrarre delle patologie respiratorie… ma perché dovremmo rischiare? Qualunque dispositivo elettronico, esposto all’acqua, potrebbe diventare pericoloso. In pratica, una questione di cautela.

Photo Credit: HeatSync Labs via Compfight (CC)