Le festività sono finite e l’anno vecchio ci ha lasciato anche questa volta un peso dentro – specie nei suoi ultimi giorni e misurabile con una robusta bilancia – che ci spinge come ogni volta riflettere e meditare sull’anno che è appena iniziato.
Così, mentre la Befana finisce a colpi di scopa le Feste agonizzanti, molti di noi si trovano a compilare la fatidica lista di propositi per l’anno nuovo: un vero e proprio placebo per la coscienza dove appuntiamo propositi irraggiungibili (molti la riciclano da 10 anni ormai) ma nobili ed utili per noi e l’intera umanità. Non che poi siano davvero cose utopiche, nella stragrande maggioranza dei casi sono propositi come iscriversi in palestra o andare a trovare almeno una volta ogni 8 mesi il nonno, però si tende sempre a sottovalutare la forza d’attrito che la nostra pigrizia applica alle cose sgradite e che comportino un lavoro, nel senso termodinamico del termine.
Se invece noi facessimo una lista di buoni proposti di comportamento sui social network le possibilità di successo sarebbero molto maggiori, dato che qui il dispendio di calorie (così a fatica immagazzinate nei bagordi di fine anno) è davvero minimo. Inoltre, visto che siamo comunque bravissimi a fallire qualunque fioretto per banale che possa essere, suggerirei per massimizzare l’efficacia di ricorrere alla psicologia inversa, compilando una lista di cattivi propositi per questo 2014 che ci accingiamo ad affrontare:

  1. Scatterò almeno una selfie al giorno e la pubblicherò su Instagram, Facebook e Twitter ed a fine anno le raccoglierò tutte in un fighissimo video in time-lapse. La nobile arte del ritratto grazie alla tecnologia non è più solo appannaggio degli artisti in punta di pennello: i miei amici saranno deliziati dal progredire della mia acne, proveranno vibranti emozioni controllando quotidianamente l’incedere della mia stempiatura e si commuoveranno sulla magia delle mie occhiaie che, di colore sempre più tetro da lunedì al venerdì, scompaiono infine nel weekend;
  2. Cambierò la foto del profilo sui social il più frequentemente possibile, per confondere gli amici, nemici e followers. Ogni giorno sarò una persona od un avatar diverso, facendo passare a rotazione tutte le mie foto dai 5 anni ai 30. Il venerdì poi – obbligatorio – foto di un personaggio dei cartoni animati;
  3. Mi aggregherò ad hashtag con giochi di parola sul cinema (#CineVolgare, #CineRistorante etc) e mi impegnerò a proporne di nuovi. La comicità è lo scopo primo di un social come Twitter e queste facezie mi renderanno popolare, benvoluto e simpatico agli occhi di tutti, con buona pace di Federico Fellini, Orson Welles e Luchino Visconti che fanno a gara a chi si rivolta di più nella tomba;
  4. Dichiarerò guerra globale alla noia dispensando a profusione inviti a giochini su Facebook a tutti i miei amici. La loro cupa e grigia esistenza, passata ad attendere il cambio di stato da fidanzata a single delle proprie amiche, riceverà una svolta drastica quando gli mostrerò l’esistenza di un universo popolato da Candy Crush e Farmville: perdere tempo diventerà molto più divertente se posso scassare le balle con inviti al mio prossimo;
  5. Diventerò una bimba/o minchia della mia band/rock star preferita, sia essa Justin Bieber, i Duran Duran o Nino D’Angelo. Inonderò quindi Twitter con la frequenza di una mitragliatrice di hashtag inneggianti ai miei miti: #StayStrongGigiDAlessio, #WeWillAlwaysSupportIRicchiEPoveri e #ItalianVanonatorsWillAwaysLoveOrnellaVanoni. Tutto questo con il solo scopo di ricordare a tutto il mondo l’irriducibile tenacia di chi ha gusti musicali esecrabili;
  6. Ogni 45 secondi posterò un video musicale su Twitter. Una canzone in media dura 3-4 minuti, ma tanto alla fine è tutto ritornello;
  7. Retwitterò compulsivamente papa Francesco, perché questo tempo ha bisogno del saldo apporto della fede e di una figura paterna che il Pontefice bene incarna. Ed anche perché spero che mi retwitti a sua volta;
  8. Documenterò la mia dieta su Instagram. Lo scatto sui social prende il posto della preghiera di ringraziamento per il pasto (o dell’apericena): non si può toccare cibo finché l’immagine non è caricata sui social;
  9. Se i miei pensieri non stanno in 140 caratteri, non mi farò scrupoli a sacrificare punteggiatura, contrarre le parole od omettere spazi. Secondo un recente studio, il cervello umano riesce a leggere una frase anche se le lettere sono completamente stravolte, purché la prima e l’ultima di ogni parola siano al loro posto: a questo punto – mi domando – perché sbattersi tanto con l’ortografia, la sintassi e la punteggiatura? Psso anke skrivere kosì, tnto voi capte lo stsso;
  10. Commenterò su Twitter qualunque programma Tv, da MasterChef al TG4. Perché la mia opinione conta. E viene ascoltata ed apprezzata. Sempre (credici).

Cordialità,

Il Triste Mietitore